Suicidi online in Galles, 17 giovani vittime ed un sospetto inquietante: il "muro della memoria"

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Che cosa succede a Bridgend, cittadina del Galles dove i ragazzi si stanno suicidando uno dietro l'altro? Siamo arrivati alla diciassettesima vittima dall'inizio del 2007. A morire impiccati sono giovanissimi ragazzi, tutti accomunati dalla frequentazione della Rete, da Internet. Ed è per questo che si parla di una possibile tragica moda che sta girando on line.

Una ragazza di 16 anni, Jenna Parry, è stata trovata impiccata ancora una volta a Bridgend. E' successo ieri. Si tratta della vittima numero 17. Incredibile. Si parla di una possibile moda che gira su Internet, una moda che si conclude con l'impiccagione ed un messaggio lasciato sul web.

La scorsa settimana due cugini di 15 e 20 anni si erano impiccati in orari differenti. Jenna conosceva tante altre vittime grazie al social network Bebo. E tante altre vittime si frequentavano proprio grazie ai social network.

Suicidarsi rende famosi, è questo che potrebbe spingere i ragazzi ad uccidersi, un ultimo grido disperato che proviene da una gioventù che ormai non ha più stimoli e valori. Se così fosse, ovviamente, visto che il mistero comunque resta. I messaggi di coloro che ancora vivono, amici, parenti e conoscenze online, arrivano sul «muro della memoria» virtuale. E da qui si capisce il proprio livello di fama. O meglio, lo capiscono gli altri. 

Rimane comunque incredibile la lista dei suicidi, ma soprattutto l'età dei giovani. Dale Crole, 18 anni, David Dilling, 19, Thomas Davies, 20, Zachery Barnes, 17, Gareth Morgan, 27, James Knight, 26, Jason Williams, 21, Andrew ÒNeill, 19, Leigh Jenkins, 22, Liam Clarke, 20, Alan Price, 21, Luke Goodridge, 20, Natasha Randall, 17, Angie Fuller, 18, Kelly Stephenson, 20, e Nathaniel Pritchard, 15. E ieri Jenna.

Scrive Panorama in un articolo dedicato a questo fenomeno.

Una tendenza che sta insospettendo la polizia e gli psicologi, pronti a credere che dietro ai suicidi di Bridgend ci sia proprio il desiderio di essere “glorificati” in rete. E' cool avere un sito di memorie” ha spiegato al Times un portavoce della polizia. Dello stesso avviso, il deputato laburista Madaleine Moon: “Sono molto preoccupata per il finto ‘romanticismo’ dei muri in memoria che stanno andando alla grande. Offrono un’idea romantica del suicidio”, ha dichiarato alla Bbc. E c’è già un’associazione che sta facendo pressioni sul governo per rendere illegali questo tipo di siti.

Eppure, non tutti sono d’accordo sul nesso automatico internet/suicidi. “Si tratta di casi isolati o di una spaventosa moda? Non c’è dubbio che il computer è diventato una nuova arma nell’arsenale dell’adolescenza. Ma i media hanno un modo pericoloso di trasformare i problemi in un’isteria di massa”, scrive Jesse Baer dell’Università di Harvard. Tanto più, ricorda Baer, che una recente ricerca dell’Università di Alberta ha dimostrato che social network, chat e blog possono essere un valido supporto per gli adolescenti.

Cosa che pensiamo anche noi, quest'ultima, e che sottoscriviamo. Il mistero rimane, vi terremo aggiornati sulle indagini. Intanto vi diamo un esempio di muro della memoria: questo

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