Santorini e l'eruzione: ultime novità su un mito

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di Mysterium

Chi ha visitato almeno una volta l'isola greca di Santorini, sa di quale incredibile meraviglia si parli: Santorini è un'isola vulcanica, in mezzo al mar Egeo, costituita da un ampio cratere sventrato in parte per un fenomeno sismico avvenuto in età preistorica e invaso successivamente dal mare e anche in seguito teatro di numerose eruzioni.

La zona di Santorini è considerata dai vulcanologi una delle più attive del mondo, perchè oltre al principale cratere sommerso - sul bordo del quale sorge oggi l'isola - esistono nei dintorni numerosi vulcani sottomarini il maggiore dei quali, il Kolumbo posto circa 8 km a nord-est di di Santorini, eruttò l'ultima volta rovinosamente nel 1649. Ma quest'ultima esplosione non è neanche minimamente paragonabile a quella di Thera, cioè del cratere centrale di Santorini, che avvenne nel 1630 a.C., che è unanimemente considerata dagli esperti la più imponente e devastante eruzione avvenuta in Europa in epoca storica e che ebbe conseguenze devastatrici per la civiltà minoica.

Su questa eruzione si è molto favoleggiato negli anni, al punto che molti considerano l'eruzione del 1630 a.C. l'origine del mito di Atlantide nella cultura occidentale. Bene, su questa eruzione vi sono novità importanti, perchè recentemente, nel corso di una spedizione condotta congiuntamente da ricercatori della Università del Rhode Island e del Centro ellenico di studi marini sono stati raccolti dati che provano che la tremenda eruzione di Thera, che nel 1600 a.C. circa ha devastato l'isola di Santorini, è stata molto più imponente di quanto ritenuto.

Finora - basandosi sul materiale vulcanico rinvenuto a terra - si stimava che l'eplosione del vulcano avesse proiettato nell'ambiente circostante circa 39 chilometri cubi di magmi, ceneri e rocce, ma la scoperta che i depositi di pomici e ceneri vulcaniche si estendono sul fondale marino, con uno spessore compreso fra i 10 e gli 80 metri, per una distanza di 20-30 chilometri attorno a Santorini in tutte le direzioni, richiede una revisione delle stime. I calcoli fanno così aumentare a 60 i chilometri cubi di materiale disperso dall'eruzione del Thera, che viene così a essere, per dimensioni, la seconda eruzione di cui l'uomo abbia memoria. La prima è quella del Tambora avvenuta nel 1815 d.C., la cui esplosione eiettò circa 100 chilometri cubi di materiale causando la morte di 100.000 persone.

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